Di tutti i pasti, il pranzo è quello dove mi trovo meno bene. Fortunatamente è anche quello in cui anche a casa sono abituato a mangiare meno, per cui spizzico le poche cose che capisco cosa c’è dentro e va bene così.
Questo è composto dall’onnipresente riso, cotto morbido e di una qualità lunga e sottile che lo rende ottimo come contorno ma con cui si farebbe un pessimo risotto. È cotto in varie maniere, a volte in bianco, a volte con delle spezie che gli danno un gradevole aroma di ciabatta di beduino. Poi zuppette di carne con patate, verdure, salsine, alcune buone, altre decisamente inquietanti.
Sicuramente il modo di mangiare è molto diverso dal nostro. Gli arabi mangiano usando poco il coltello (a pranzo neppure c’è) e alcune cose le prendono con le mani.
Ma, di tutti, il coreano è il peggiore: immagina di avere davanti uno che ha un piattone con dentro riso, insalata, pasta, verdure in salsa di pomodoro, tutto mescolato assieme e con un bel mezzo pollo arrosto schiaffato sopra, e che lo mangia con le mani, aiutandosi solo un poco con forchetta e cucchiaio. E che, dopo una sommaria pulitina alle dita, torna al computer…