Io neanche lo sapevo che esistesse il GOSP, pensavo che il petrolio fosse estratto da sottoterra per essere pompato direttamente nella stiva della petroliera e portato alla raffineria per farne benzina, gasolio ecc.
Questo incipit postmoderno per spiegare il progetto al quale sto partecipando.
Il GOSP, dicevo. Questo è un acronimo e sta per Gas Oil Separation Plant, ovvero impianto di separazione di gas e (petr)olio.
Ché il petrolio, quando lo si estrae da sottoterra, non è mica puro, tutt’altro! A parte che poi, se c’è qualcosa che per definizione non può essere puro, questo è proprio il petrolio. In effetti, definire pura un’enorme massa vegetale decomposta per milioni di anni, è piuttosto azzardato, non credi?
Non solo! Il petrolio è estremamente diverso a seconda del giacimento da cui proviene, come contenuto di impurità, colore, composizione, attitudine a estrarne certi tipi di idrocarburi piuttosto che altri ecc. Quello che verrà prodotto in questo impianto è del tipo Arabian Light, molto pregiato, uno di quelli su cui si fa la quotazione internazionale.
Per quanto riguarda le impurità, in particolare, è alto il contenuto di acqua e di sale, che vanno ridotti il più possibile. Inoltre, vi si trova disciolta una grande quantità di gas, il GPL, che alla pressione del giacimento è liquido ma, una volta portato in superficie, a pressione inferiore, passa allo stato gassoso rendendo difficile (e pericoloso) il trasporto e lo stoccaggio.
Questo gas, negli anni passati, valeva così poco che veniva bruciato direttamente in loco. Adesso invece, con la crisi energetica, ha un valore tale che i sauditi non sono più disposti a buttarlo via.
L’impianto di trattamento del gas è una delle tre parti in cui, in fase di appalto, è stato diviso l’intero impianto, le altre essendo il GOSP, la parte più grande, quella su cui sto lavorando io, e le utilities, ovvero acqua, energia elettrica e via dicendo.
Ognuna di queste parti è stata appaltata separatamente, ragion per cui io parlerò solo del GOSP.
In realtà, ne stiamo facendo non uno ma ben quattro, paralleli e (quasi) uguali fra di loro.
Che però il discorso si è fatto troppo lungo, a domani!
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