La velocità della luce mi mette una certa tristezza
Qualche giorno fa sentivo Margherita Hack alla radio che spiegava che, per studiare l’evoluzione del cosmo, quello che si fa è guardare, chessò, una galassia che sta a 3 milioni di anni luce e confrontarla con una galassia dello stesso tipo che sta però ad esempio a 2 milioni di anni luce e vedere che, dato che le galassie si sono formate tutte nello stesso istante e cioè al momento del Big Bang, si può vedere la storia della galassia, come si evolve nel tempo, com’era e come sarà.
Poi ho pensato che tu adesso magari sei a 1000km da me, ed anche volendo il suono della tua voce e l’immagine del tuo viso non possono arrivare a me in meno di 1/300 di secondo, che è sempre molto meno del tempo medio di attesa per una raccomandata soprattutto se con ricevuta di ritorno, ma che comunque fa sì che il concetto di «adesso» sia comodo ma sostanzialmente sbagliato, ché non c’è contemporaneità nelle cose e negli eventi se la velocità massima teoricamente ammissibile è quella della luce nel vuoto.
Tutto questo mi ha messo una certa tristezza, perché io non potrò mai conoscere il tuo presente ma solo un passato estremamente prossimo ma pur sempre un passato.
Heisenberg sarebbe fiero di te