Il gate fantasma
Allora continuo la storia del viaggio. Il giorno dopo sono arrivato all’aeroporto internazionale di Algeri. Bello, grande, moderno. Ci sono arrivato piuttosto presto, intorno alle 11 ero già lì che gironzolavo col mio bel trolley rosso, bestemmiando contro quelli dell’agenzia che mi avevano messo il volo per Oran alle 17e30.
Troppo tempo, nella mia testa. Purtoppo mi sono dovuto ricredere.
Sono dovuto passare all’aeroporto nazionale, una breve passeggiata in mezzo alla gente che ti chiede se vuoi un taxi, se vuoi cambiare soldi. Un consiglio: non chiedere a questa gente neanche un’informazione o ti chiederanno soldi.
L’aeroporto nazionale è decisamente meno moderno di quello internazionale. Diciamo che sembra di tornare all’Italia di 40 anni fa. Il fatto che bisogna fare milioni di file con la gente che ti passa avanti da tutte le parti non aiuta.
Al banco del check-in (fila) non trovavano la mia prenotazione, allora sono andato ad uno sportello di informazioni (fila) dove m’hanno stampato un foglio col codice, quindi sono tornato al check-in (fila, ma qui ho fatto il portoghese l’algerino), poi sono passato ai controlli di sicurezza (fila) ma non prima di compilare un foglio che avevo già compilato sull’aereo per Algeri, poi arrivo agli imbarchi manca mezz’ora al mio volo ma non c’era sul tabellone, mentre vedo che il volo precedente per Oran era stato appena ritardato di 2 ore.
Guardo il mio biglietto, c’è scritto «gate 10», guardo avanti a me. Gate 1, 2, 3, 4, 5 e 6. Riguardo il biglietto, trattengo il respiro.
DOVE CAZZO È IL GATE 10?!?
Mi avvicino a l’unica persona che non sembra troppo occupata a farsi i cazzi propri e mi dice che non bisogna vedere il gate, che questo non rappresenta niente (ah bon?!) e che comunque il volo non è ancora pronto. Vabbè, aspetto.
Alla fine, con un’oretta di ritardo e dopo un’altra fila per la perquisizione sulla pista d’atterraggio, ci imbarcano su un magnifico ATR 72 con la fusoliera in marzapane ed i motori ad elastici tritorti. Con mia grande sorpresa, il volo è andato bene e abbiamo contenuto il ritardo. All’arrivo, è venuto a prendermi un tipo in macchina (nota di colore: nel bagagliaio aveva un sacco pieno di piselli!) che ha guidato come un pazzo a fari spenti, facendo sorpassi suicidi al punto che dopo un po’ l’ho toccato sulla spalla e gli ho gridato qualcosa del tipo «calme-toi mon ami, parce que dans 3 mois je rentre chez moi et ne veux pas mourir ici!»
Non sono morto.
Che mi commenti?